Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages
Filter by Categories
Certificazioni
Eventi e news
Gallery
Gilding academy
In evidenza
Produzione
Responsabilità
Storia
Wikigold
0
MENU

Tutte le soluzioni per una perfetta finitura
Come perfezionare, proteggere e impreziosire la doratura

Una volta terminata la doratura con metalli preziosi o con metalli imitazione, è possibile creare particolari effetti cromatici o conferire alla superficie decorata effetti di invecchiamento o tridimensionali utilizzando le tecniche di finitura della doratura.

BRUNITURA O LUCIDATURA

PATINATURA

FISSAGGIO E PROTEZIONE

PUNZONATURA O BULINATURA

BRUNITURA O LUCIDATURA DELLA DORATURA

La brunitura della doratura è possibile solo nel caso in cui la foglia d’oro sia stata applicata con la tecnica a guazzo, preferibilmente in oro zecchino o argento. È comunque possibile brunire anche dorature effettuate con metalli imitazione.

La brunitura è la fase finale del processo di doratura che permette di donare una lucentezza compatta e un tono molto caldo alle superfici decorate con la foglia. È molto utilizzata anche per creare contrasti netti lucido/opaco che valorizzano le decorazioni e evidenziano alcuni particolari ornamentali.

La brunitura si esegue utilizzando appositi strumenti detti brunitoi, costituiti da pietre d’agata di forme e grandezze diverse per adattarsi alla geometria della superficie dorata. L’ideale sarebbe possedere un brunitoio della forma giusta per ogni tipo di curva dell’area ricoperta dalla foglia.
La doratura si lucida grazie alla pressione con cui si leviga la superficie con l’apposito brunitoio. Prima di passare il brunitoio sulla doratura, scaldare la pietra d’agata strofinandola velocemente con un panno di lana.

Fase della Brunitura

Nel periodo estivo la brunitura può essere eseguita dalle cinque alle otto ore dopo la doratura; d’inverno è meglio aspettare da dodici a diciotto ore. Per verificare la corretta essiccazione della superficie decorata è sufficiente esalare delicatamente aria calda dalla bocca sulla foglia. Se l’appannamento prodotto dall’aria calda del respiro svanisce subito, l’essiccazione è troppo avanzata. Se l’appannamento non sparisce, l’essiccazione è ancora insufficiente. Se l’alone permane per qualche istante e poi sparisce, la doratura e la superficie hanno raggiunto il corretto livello di essiccazione.

Quando l’asciugatura è al punto giusto, si può procedere alla lucidatura esercitando sulla punta del brunitoio una pressione costante e di media intensità (a bassa intensità la foglia non si luciderà, ad alta intensità è possibile il cedimento del fondo). Muovendosi in maniera omogenea su tutta la superficie, si aiuta la foglia metallica ad aderire perfettamente alla base di gesso e bolo e si conferisce alla superficie una brillantezza e una levigatezza perfette.

A brunitura ultimata, per preservare il lavoro da eventuali danneggiamenti, passare sulla doratura una protezione preparata con gommalacca decerata o gommalacca decerata extra-chiara.

PATINATURA: TECNICHE DI CONSUMAZIONE E INVECCHIAMENTO DELLA DORATURA

Molto utilizzata nel restauro di superfici antiche decorate in foglia oro o argento, questa finitura della doratura serve a dare un aspetto anticato o a smorzare l’eccessiva brillantezza di una doratura appena effettuata.

Esistono diverse tecniche per invecchiare o consumare una doratura, ciascuna della quali prevede l’utilizzo di prodotti e procedimenti specifici e dipende dall’inventiva e dal gusto del doratore. Basandosi su tecniche di finitura della doratura già studiate e testate, ognuno può applicare la finitura in modo del tutto personale.

Le tecniche di invecchiamento sono consigliate soprattutto per dorature o restauri eseguiti con oro zecchino o argento vero, ma alcune di esse possono essere messe in opera anche su dorature eseguite con metalli imitazione.

Consumazione con lana di acciaio

Una prima possibilità è quella di consumare la doratura utilizzando lana di acciaio, così da far riaffiorare la base di bolo sottostante senza perdere la brillantezza della foglia. In questo modo si ottiene un effetto paragonabile alle dorature eseguite nel XVII e XVIII secolo.
In base a quanto si vuole rendere evidente l’effetto consumato (ovvero quanto fondo si vuole far riaffiorare) si utilizzano lane d’acciaio più o meno grossolane: la lana d’acciaio a grana grossa (indicata con il numero “0” e detta anche Nazionale) è perfetta per realizzare un effetto consumato profondo e ben evidente; quelle a grana fine (codice “000”) o extra-fine (codice “0000”) sono invece indicate per anticature più leggere o per ottenere un delicato effetto di satinatura della doratura.

Patinatura con Bitume di Giudea

Questo tipo di patina è indicata per creare forti contrasti chiaro/scuri e per ricreare sulla doratura un effetto superficiale simile a quello in voga nel 1500. Fra le varie tecniche di finitura, questa è la più utilizzata per le dorature eseguite con metalli imitazione. Il risultato che si ottiene è un velo antichizzante visibile sia sulle zone lisce e omogenee, sia negli intagli e nelle parti più profonde.

Per realizzarlo si utilizza il bitume liquido (detto anche “Bitume di Giudea”), eventualmente diluito con trementina se il colore di base fosse troppo scuro. Contenendo estratti resinosi, il bitume, una volta diluito e asciugato, conferisce alla superficie sfumature bruno-rossastre e quindi una patina di colore caldo.
In sostituzione del bitume liquido, può essere utilizzato anche uno smalto, sempre da diluire con trementina.

Dopo aver preparato la miscela, stendere il bitume in modo omogeneo sulla superficie dorata, utilizzando un pennello o un tampone per penetrare anche negli intarsi, negli intagli e nelle fessure più profonde. È estremamente importante non bagnare la superficie con un’eccessiva quantità di bitume, in modo da evitare il formarsi di zone di ristagno di liquido e – di conseguenza – di una patinatura troppo evidente.

Si consiglia inoltre di tamponare la superficie patinata con il bitume in modo quasi casuale, alternando velocemente il pennello o il tampone nel verso destro e nel verso sinistro.

Per evitare effetti non voluti o gocciolamenti, è necessario rimuovere prima possibile il bitume in eccesso, utilizzando del cotone o uno strofinaccio.

Data la rapidità di essiccazione del bitume, può rendersi necessario diluirlo con acqua ragia per aumentarne la lavorabilità.

Patinatura con vernice alla cera

La patina antichizzante in cera, conosciuta anche come cera bituminosa, è ideale per superfici lisce e omogenee. Questa tecnica, utilizzata soprattutto per dorature eseguite con oro zecchino e argento, prevede l’impiego di cera in pasta mescolata con il bitume, la trementina e la cera d’api. Qualora risultasse troppo denso è possibile diluirlo ulteriormente con essenza di trementina prima di applicarlo con un tampone in uno strato leggero.

Aggiungendo dei pigmenti colorati (terre) si può inoltre “sporcare” la miscela e ottenere tonalità e intensità di colore diverse. Trascorse alcune ore, quando la patina è ben asciutta, si può procede con la lucidatura della superficie strofinandola con un panno di lana.

Velatura della doratura

Questo tipo di finitura della doratura, utile anche come protezione e fissativo della foglia, consiste in un particolare trattamento della zona decorata che opacizza la doratura, variando tonalità e colore della superficie interessata.
Viene impiegata sia su dorature eseguite con metalli preziosi che con metalli imitazione.

A seconda dell’effetto che si vuole ottenere e del metallo utilizzato per la doratura si può procedere con diversi tipi di velatura.
Per abbassare il tono tipicamente acceso di una doratura appena effettuata (solitamente con oro zecchino) si può fare una velatura dai toni freddi strofinando la superficie dorata con un panno inumidito da un composto di acqua ragia e pigmenti di colore freddo (ad esempio verde, bianco, azzurro o terra d’ombra).
Per conferire alla doratura un effetto invecchiato è invece meglio procedere con una velatura dai toni caldi, preparando una miscela di olio di lino, essenza di trementina e siccativo di Harlem (mescolare tre parti uguali di ciascun prodotto) ed aggiungendo nero d’avorio unito a terra di Siena. Ottenuto un composto sufficientemente liquido, è sufficiente stenderlo sulla superficie dorata (sempre in oro zecchino) in uno strato il più sottile possibile, utilizzando del cotone o uno strofinaccio.

In entrambi i casi, dopo aver steso il composto, passare la zona trattata con uno strofinaccio pulito per asciugare ed evitare il formarsi di zone di ristagno.

Nel caso di dorature effettuate con argento vero e metalli imitazione, anche nell’ottica di prevenire l’ossidazione della foglia, si può stendere sulla superficie decorata un composto di gommalacca e aniline all’alcool, del colore più adeguato alla tonalità che si vuole conferire alla foglia.

Meccatura

Una delle velature più diffuse è la cosiddetta “meccatura” (o doratura a Mecca), utilizzata fin dall’antichità per far assumere una tonalità dorata alla foglia argento. Oggi è impiegata soprattutto per realizzare una fascia decorativa dorata nelle cornici a foglia argento.

L’elemento principale della vernice Mecca è la Sandracca, da diluire in alcool etilico. È possibile acquistare il composto già pronto per l’applicazione.

Per ottenere tonalità di colore diverso si possono aggiungere resine vegetali, da diluire sempre in alcool etilico nella corretta percentuale, e da scegliere in base all’effetto desiderato: per un colore giallo dorato si usa la gomma gutta (da diluire in rapporto 1:2); per una tonalità rosso-bruno si usa il Sangue di drago (da diluire in bassa concentrazione); per cromie bruno-verdastre è invece perfetta l’aloe in resina (da diluire in bassa concentrazione).
Tutte le tonalità possono essere schiarite aggiungendo dell’alcool.

Il composto ottenuto va applicato in modo omogeneo usando un tampone o un pennello a setole morbide. Per realizzare una buona meccatura il composto deve essere fluido e allo stesso tempo non troppo liquido, in modo da essere coprente già con la prima stesura. Per una corretta asciugatura della velatura a mecca sono necessarie solitamente fra le dieci e le dodici ore.

FISSAGGIO E PROTEZIONE DELLA DORATURA

A doratura o argentatura ultimata, brunita o meno, è possibile fissare la foglia per proteggerla da danneggiamenti o deterioramenti.

Se la doratura è stata realizzata con foglia oro zecchino non è indispensabile applicare una protezione o un fissativo. La foglia argento e i metalli imitazione invece tendono ad ossidarsi facilmente e a perdere, col tempo, la loro naturale lucentezza o cambiare colore. Per preservarli è pertanto sempre necessario proteggerli con apposite vernici, stendendo una o più mani a seconda del metallo utilizzato per la doratura e dell’ambiente nel quale questa si troverà.

Per un fissaggio e una protezione dell’oro zecchino e dell’argento può essere utilizzata gommalacca decerata (extra-chiara nel caso dell’argento) o una protezione sintetica, stesa in una o due mani leggere. È importante fare attenzione a non eccedere con le quantità per non modificare troppo la tonalità della doratura. Per la protezione dei metalli imitazione si consiglia invece l’applicazione di prodotti più resistenti, come le vernici acriliche o nitro (es. Zapon).

Se la doratura è destinata a una collocazione in ambienti esterni è sempre raccomandata la stesura di una vernice protettiva acrilica, da applicare in più mani successive. Per questo tipo di lavori è vivamente sconsigliato l’utilizzo del metallo imitazione.

PUNZONATURA O BULINATURA DELLA DORATURA

La tecnica della punzonatura (o bulinatura) è da sempre conosciuta e utilizzata per creare motivi ornamentali e dettagli preziosi. Questa particolare tecnica viene normalmente impiegata per la finitura della doratura su tavola, come nel caso della doratura di icone, o per la realizzazione di oggetti di particolare pregio.

Dopo aver terminato la fase della brunitura, è possibile imprimere sulla superficie dorata delle decorazioni utilizzando degli utensili simili a timbri metallici, detti appunto “punzoni” o “bulini” che vanno appoggiati sulla superficie esercitando una percussione con un martelletto.

I punzoni metallici sono costituiti da un corpo di legno duro, con dimensioni e punte di diversa forma a seconda dell’effetto decorativo che si vuole ottenere. La parte incisa del punzone, detta “occhio”, è invece solitamente in ferro.

Esistono anche punzoni a rullo di diversa grandezza e forma che si impugnano e si fanno scorrere sulla superficie dorata per creare effetti decorativi con maggiore rapidità. La rotella incisa può essere fatta di legno, gomma o ferro. I punzoni a rullo sono utili soprattutto per incidere ampie superfici, ma è sempre consigliato rifinire il lavoro con utensili di maggior precisione per ottenere una finitura di maggior pregio.